È un imponente edificio quattrocentesco in stile gotico. Per secoli fu l’abitazione più alta del paese, da cui il toponimo. Poggiava infatti su un rialzo artificiale in prossimità dell’incrocio tra Via S. Lorenzo e Via Braglio. La villa, ora snaturata della sua funzione, originariamente sorgeva in aperta campagna ed era recintata. Proprio la recinzione può aver dato il nome alla via sulla quale prospetta, poiché “bragio” in dialetto veneto significa “recinto”. Difficile individuare gli antichi proprietari: alcuni li collegano ad esponenti legati alla dominazione scaligera, altri ai Conti Capra o ai Da Marano. La costruzione sorge su rovine preesistenti, probabilmente romane. Degni di nota sono alcuni particolari architettonici, come la bifora ad archi trilobi su colonna con capitello ascrivibile ai primi del 1400 (facciata sud) e alcune pregevoli finestrine medioevali collegate con cordolo a dente di sega (lato nord). Al primo piano sono rimaste tre interessanti porte delineate a tortiglione a guisa di treccia scolpita, raffinato lavoro di fine Medioevo-inizi Rinascimento.
Arco di Via Ca’ Alta
L’arco a tutto sesto in pietra di Vicenza in prossimità della Ca’ Alta è tardo quattrocentesco, ed era l’accesso principale che portava al cortile interno e alle scuderie. Gli elementi stilistici come le decorazioni a treccia e le cornici geometriche faccettate sono aspetti ricorrenti dell’arte gotica. I due piedritti presentano, nella parte superiore, capitelli di chiara ispirazione corinzia. Sulla chiave di volta è scolpito uno stemma a scudo a testa di cavallo, forse in origine policromo, da cui fluiscono nastri decorativi. L’unicità di questo blasone nel territorio vicentino non aiuta ad identificare gli originari proprietari dello stabile. Nel 2026 l’arco è stato oggetto di restauro grazie alla donazione di Caffè Carraro Spa.
Pagina aggiornata il 08/06/2026